Clubhouse: 3 motivi per cui potrebbe fallire

Clubhouse: il Social Network basato sui contenuti vocali.

Clubhouse è il Social Network del momento, tanto da far sembrare Tik Tok un fenomeno passato. In meno di 12 mesi ha superato 1 miliardo di utenti, ma ci sono 3 motivi per cui questa espansione potrebbe non durare: manca un business model, non c’è controllo sulle conversazioni e non c’è un’offerta per gli influencer. 

Clubhouse: che cos’è

Clubhouse è un Social Network basato sulle conversazioni vocali tra utenti. Fondato nell’Aprile 2020 da Paul Davison e Rohan Seth, la piattaforma ha ricevuto importanti investimenti da un fondo americano. Questo le ha permesso di acquisire più utenti e di essere valutata per oltre un miliardo di dollari nel gennaio 2021.

Attualmente è disponibile solamente per iOS (la data di uscita per Android è ancora incerta), ma ciò non ha fermato la sua popolarità, grazie anche ai molti influencer che si sono iscritti. Fra questi anche Elon Musk, che con un post sul suo twitter ha invitato all’ascolto di una sua intervista nella room “GOOD TIME”.

Come è organizzata

L’app è organizzata tramite Room, stanze virtuali in cui gli utenti possono conversare. Le stanze sono di 3 tipi: Open, se aperte a tutte, Social, aperte solo agli account seguiti e Closed, alle quali si accede tramite invito.

In una room sono presenti diversi ruoli, utili alla gestione della conversazione. Il moderatore gestisce la chat vocale e prende il ruolo di “amministratore”. C’è poi lo speaker, colui abilitato a parlare e che solitamente è il portatore dell’argomento (se questo è presente). Infine, ci sono gli ascoltatori, che sono mutati, ma possono chiedere la parola per intervenire. 

I 3 elementi mancanti

Clubhouse può diventare un potente strumento di content strategy. I brand alla ricerca di conversazioni con la propria audience hanno tra le mani uno strumento molto potente. Inoltre, il social si pone come un’alternativa ai podcast, caratterizzati dall’assenza di interazioni.

Nonostante queste premesse, ci sono ancora delle criticità da risolvere per il Social Network.

1. In primo luogo, manca ancora un business model: l’app è gratis e non prevede alcuna funzione a pagamento. Questo punto può essere risolto inserendo ads sponsorizzate sotto forma di banner o mediante l’aggiunta di funzioni a pagamento (accesso a room sponsorizzate, ad esempio).

2. In secondo luogo, non c’è un controllo diretto sulle conversazioni. C’è il rischio che all’interno delle chat vocali si trattino di argomenti sensibili come omofobia, razzismo e antisemitismo, senza la possibilità di interrompere tali conversazioni (le quali non rimangono salvate una volta chiusa la room).

3. L’ultimo dubbio riguarda l’offerta per gli influencer. Difatti, le room che accolgono più pubblico sono quelle gestite da persone famose, che non hanno un ritorno grazie a clubhouse (non monetario, almeno). Nel marketing ogni risultato deve essere misurabile, altrimenti è di poco valore: sarà cruciale, per lo sviluppo di questa piattaforma, che si dia una ragione per rimanere anche agli influencer. 

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