Temporary shop: la nuova frontiera del retail?

Internet è l’ambiente preferito dal consumatore quando deve acquistare un prodotto. Perché? Trova tutte le informazioni, compara i prezzi ed infine acquista, con un semplice click. Il nostro “consumer journey”, il viaggio ipotetico che compiamo dall’identificazione del bisogno all’acquisto, si svolge quindi quasi esclusivamente online. Possiamo dire quindi che lo store fisico avrà vita breve? Entrano in gioco i temporary shop.

Il temporary shop come luogo esperienziale

I negozi fisici rimangono sempre un grande punto di riferimento per gli shopper, ma iniziano a rivestire un ruolo diverso. Cosa cerca una persona nello store? Ricerca un’esperienza. Un’emozione. Un’immersione che coinvolga i sensi.

Secondo una ricerca del Boston Consulting Group i brand nel mondo del lusso stanno investendo in negozi temporanei, sul territorio. I temporary shop rispondono alle nuove esigenze del consumatore. Sono infatti degli store fisici, ma con breve durata.

Attraggono il consumatore perché offrono la possibilità di toccare con mano nuovi prodotti, avvolti da un’atmosfera caratteristica coinvolgente.

Tre buoni motivi per aprire un temporary shop

Perché un brand decide di aprire un temporary shop? Ecco tre motivi:

1. Puntare sull’esclusività;

2. Creare l’evento

3. Offrire la possibilità di essere presenti sul territorio.

Il concetto di esclusività è legato alla percezione di scarsità, si gioca la carta del momento unico e irripetibile. Il consumatore sarà invogliato all’acquisto. Creare l’evento coinvolge emozionalmente il soggetto, diventa un punto di forza nel legame con il brand.

L’ultimo punto è la presenza sul territorio, sia per chi non ha modo di aprire un monomarca (in quanto più costoso) sia per rafforzare il contatto con il consumatore.

Il caso Durex

Perché un leader di mercato come Durex ha deciso di aprire a Milano il suo primo temporary shop? Veniva proposto il lancio di una linea di abbigliamento dedicato al tema del brand, quindi con delle stampe accattivanti e provocatorie. Comunicava anche il suo riposizionamento mettendo in vendita un nuovo prodotto.

Oltre ad essere presenti tutti i prodotti della gamma, venivano offerti ai visitatori degli aperitivi coinvolgenti. La visibilità e la curiosità guadagnata in questo modo non era possibile ottenerla se non con uno store fisico. L’atmosfera ludica e emozionale offriva a coloro che si fermavano un’esperienza unica nel suo genere.

I temporary shop continueranno ad essere utili per la fidelizzazione del consumatore o porteranno solo il consumatore ad acquistare prodotti?

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