Vita da Zoomer: ecco come Zoom ci rende persone migliori

Allo scoppio della pandemia, gli utenti di Zoom sono schizzati alle stelle, raggiungendo la soglia dei 300 milioni. Secondo la BBC, ad aprile 2020 il suo bacino utenti era cresciuto di 30 volte. 

Per i nati nel ‘95 come me, la generazione di appartenenza più che un dato, è una decisione. Puoi accodarti ai Millennials o chiedere gentilmente ai ragazzi della generazione Z di andare con loro. Certo, devi farti piacere TikTok, ma per il resto sembrano persone a posto. Dallo scoppio della pandemia, però, mi sento parte di una generazione tutta nuova: i suoi adepti combinano magistralmente giacche eleganti e pantaloni del pigiama e hanno compagni che vagano nudi dietro di loro mentre lavorano. Sono proprio loro, gli Zoomer

Vi racconto tre modi in cui Zoom moltiplica le nostre risorse, ci rende più creativi e in ultima analisi, persone migliori.

Il mondo a portata di schermo

Il primo grande vantaggio di Zoom è di poter mostrare alla classe praticamente qualsiasi cosa ci venga in mente, perchè o è su internet e basta condividere lo schermo, o è sulla mensola della tua libreria.

Un giorno, parlando di cucina, Andrea ci ha raccontato di un coltello spaziale che ha ricevuto per Natale. Mentre tutti cercavamo di immaginare come potesse essere fatto un coltello da 120 euro, uno dei partecipanti ha chiesto: “Non è che ce lo faresti vedere?”. Ed è stato magico: una mannaia cinese degna di un film horror.

Quel momento è stato possibile solo perchè eravamo tutti a casa e avevamo i nostri libri, le nostre tazze e la collezione di francobolli letteralmente a un passo da noi. Per nostra fortuna, oltre ai libri e ai francobolli, Dino ha accanto a sé le sue chitarre e non ha paura di suonarle per le nostre presentazioni power point.

Metti un tutù e via

Non solo possiamo far vedere praticamente tutto ciò che vogliamo, possiamo anche fare tantissime cose che di persona sarebbero più diffici. 

Uno dei momenti più esilaranti di questi mesi di Master è stato in occasione di un’esercitazione sulle buyer personas: il docente ha chiesto ad ognuno di noi di rappresentare una categoria di consumatori, dai teenager ribelli alle signore dell’alta società milanese, insomma un gioco di ruoli.

Mezz’ora dopo ci siamo ritrovati su Zoom, con nomi e identità nuove: c’era chi aveva preso le perle della madre, chi si era disegnato i baffi e chi aveva tirato fuori il tutù di danza e se l’era infilato con tanto di coroncina rosa. Ed ecco un’altra cosa che avrebbe richiesto tanta organizzazione e una certa dose di sbatti, come direbbe la nostra signora milanese dell’alta società, se avessimo voluto farla in presenza.

Calore Zoomano

Infine, Zoom ci fa sentire più vicini . Pensateci: niente gruppetti nelle pause, niente commenti sussurrati all’orecchio del proprio compagno di banco.

Può sembrare triste, ma vuol dire anche che nessuno viene escluso, lasciato fuori o fatto sentire a disagio, non accettato, preso di mira. Siamo tutti davanti a uno schermo, con i pantaloni del pigiama a fiori e la confezione di biscotti ancora sul tavolo. Se tutto va bene, abbiamo fatto in tempo a lavare i denti, ma probabilmente no. E ciò ci rende più spontanei , più veri. Nascosti dietro uno schermo, ma anche più esposti, avvolti dalla banalità della nostra quotidianità.

Su Zoom non vediamo i vestiti (i pigiami), la marca delle scarpe o il livello di appariscenza dello smalto e questo posticipa il nostro giudizio. E dà una possibilità all’altro di mostrarsi per quello che è e non per quello che sembra ad una prima occhiata. Non male, vero?

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